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Aggiornamenti sulle iniziative e sui progetti

Aggiornamenti dalla Sierra Leone

Per dare qualche dato, si presume che la disoccupazione qui in Sierra Leone arrivi, soprattutto nei giovani, al 70% (autorevoli fonti locali). Pensate che fino a 5/6 anni fa il valore della moneta locale, il Leone, era al cambio ufficiale per un Euro circa 4.700 Leoni. Oggi siamo arrivati a 7.500 Leoni (al mercato nero 8.000!!).
Nel pomeriggio abbiamo fatto la spola alle famiglie che hanno bambini con disabilità per portare sacchi da 50 kg di riso; il costo di ognuno 215.000 Leoni, l’equivalente di 28 euro. In questi ultimi anni il prezzo degli alimenti è schizzato in alto perché sono quasi tutti beni importati. Le coltivazioni intensive qui nel West Africa sono per lo più nelle mani degli stranieri (leggi cinesi).
Quindi il costo della vita per i poveracci è aumentato a dismisura, così come il potere di acquisto della loro moneta si è quasi dimezzato in una manciata di anni. Qui tutto si regge sugli espatriati, che per nostalgia e/o investimento costruiscono casa ovunque visto che non esiste un piano regolatore. Per dare un pizzico di sapore al tutto vorrei dire che l’inquinamento rende e (soprattutto) renderà loro la vita grama. Auto gentilmente “offerte” dai paesi ricchi perché con motori inquinanti, polveri sottili e diossina a causa del l’abitudine di bruciare nelle discariche ( anche in pieno centro) la spazzatura e, last but not the least, il cambiamento delle abitudini alimentari e l’aumento del l’obesità (una nuova forma di malnutrizione). Scrivo queste cose perché mi frullano nella testa tutti i giorni.
Desidero bilanciare l’idea di fare chissà cosa qui, con la condivisione del mio travaglio personale e delle mie frustrazioni. Tutto è mille volte più grande di me e di noi. Rimbalziamo su una realtà antropologica durissima e non se ne vede mai la fine.
Eppure la nostra organizzazione era piccola mentre adesso siamo “medi” e questo mi spaventa.
Sono tanti i bambini che ospitiamo e quelli che sosteniamo, ma non basta.. ci siamo buttati in altri nuovi progetti e cerchiamo di migliorare i nostri limiti, ma siamo un piccolo mattone che deve arginare una piena. Vedrete, non si fermeranno, qui come in altre parti dell’Africa, cercheranno una salvezza altrove e voi sapete dove andranno. L’unica possibilità è fare quello che serve per trattenerli qui, dire loro che qualcosa può cambiare e far loro vedere che si può fare. Ma per favore, facciamo in fretta, perché la piena aumenterà di più e di più. Noi puntiamo sull’abbinamento tra “presa in carico”, “cura” ed “educazione”. Il ciclo inizia con il prenderli con noi e piano piano portarli ad un regime di riabilitazione e di reinserimento sociale. Cerchiamo di dare loro una possibilità.. e di farlo concretamente. Sono centinaia quelli che sono passati da noi e sosteniamo l’idea primaria che bisogna evitare che rimangano ammaliati dalla urbanizzazione. La perdita delle tradizioni rurali e del villaggio li impoverisce e li rende vulnerabili al consumismo e all’alienazione. Per questo abbiamo deciso di costruire una scuola secondaria in un distretto lontano da Freetown: speriamo di trattenere i giovani e di alimentare un circolo virtuoso. Siamo tutto impegno e speranze.
Un buon abbinamento, no? Un piccolo messaggio per i più giovani: nelle foto alcune graziose camerette di bambini di villaggi qui intorno ( spero serva a ringraziare per quello che si ha..) e la nostra scuola serale in comunità.. grandicelli e piccini, ognuno seriamente impegnato…
Oramai abbiamo imparato a lavorare su progetti che siano sostenibili, condivisi ed efficaci. Oggi abbiamo concluso per un programma di un anno sull’Epilessia che cominceremo in un distretto di Freetown. Finanziamo interamente il progetto che sarà fatto in collaborazione con Epilepsy Association of Sierra Leone (EASL) e articolato su diversi livelli: di cura, di prevenzione, di educazione e sensibilizzazione. In questo paese esistono decine di migliaia di malati di epilessia per quali, oltre alla difficoltà (o impossibilità) di accedere ad una cura, essi sono sottoposti a discriminazioni e stigmatizzazioni terribili. Infatti Sono comunemente associati a forme di possessione demoniaca e trattati con rituali che spesso aggravano la loro situazione. La nostra NGO Ravera Children Rehabilitation Centre finanzierà e collaborerà direttamente alla fasi di realizzazione del progetto stesso. La nostra speranza è che funzioni come un modello da esportare in altri distretti del paese. Oggi anche altro meeting con la Caritas di Freetown con la quale collaboriamo da molti anni..
Articoliamo la vita delle comunità dando sempre ai nostri bambini condizioni di stimolo e di affettività. Vedere queste creature che hanno storie indicibili trovare un luogo dove essere nella gioia, nell’accudimento e nella protezione non ha prezzo. A volte mi siedo alla sera a guardare tutta questa vita, tutte queste voci e la loro gioia e sono momenti che non hanno un prezzo. Arrivano devastati, cupi, inespressivi e in poco tempo cominciano a respirare, ad avere un comportamento adeguato e a giocare. Dividiamo la giornata in molte attività e appena possono li mandiamo a scuola. Alla sera fanno i compiti tutto insieme. Si capisce qui cosa vuol dire la convivialità. I nostri operatori sono ottimi caregivers tenendo conto che abbiamo bambini che vanno da tre settimane a 13 anni e anche disabili che necessitano di cure specifiche. Si comincia al mattino alle 6 e si va avanti fino a sera inoltrata. La mia stanzetta da sul cortile ma il loro baccano mi piace… stasera danza prima dei compiti…

Sono due giorni che giriamo per la Sierra Leone.  Stasera tornando da Mamanso viaggiamo alla periferia est di Freetown. Traffico, luci, moltitudini di persone riversate per strada, buio, poi di nuovo caos. In realtà non si capisce come viva, come faccia a campare questa gente. Bisognerebbe immergersi per un po’ in questa atmosfera, in questo amalgama di voci, di dolori, di realismo, di risa, di volti induriti, per capire quanto sia impossibile capire. Parlo con molte persone che ricoprono ruoli importanti e tutti mi confermano il carattere duro e impenetrabile di questa umanità. Le divisioni etniche che bypassano le differenze religiose, una naturale forma di diffidenza verso i bianchi (comprensibile) e una antropologia che, strato dopo strato, diventa sempre più incomprensibile, rendono questo humus complesso. Dopo anni di esperienza mi rendo conto che l’unica chance è la sospensione del giudizio. Non quello emotivo che nasce dalle reazioni naturali e incontrollabili della nostra psicologia, ma quel processo che è l’elaborazione dei contenuti culturali e scientifici. A partire da questo possiamo tentare delle interpretazioni che, lo sappiamo bene, si modificheranno molte volte nel tempo a venire. Però la mia impressione è che qui sia in atto, in modo macroscopico ed esagerato, quello che oramai avviene a livello planetario. Parto da un esempio: ho visto qui in Sierra Leone molti ospedali e ambulatori e tutti sono carenti di attrezzature ( anche importanti) nonostante la buona volontà di alcuni del personale locale. Eppure fioriscono ovunque locali notturni che sono la brutta copia della brutta copia di quelli di Miami e ovunque case in stile holliwoodiano, con tanto di approssimativi colonnati e recinti di filo spinato, di proprietà di espatriati ( soprattutto dagli USA). La mia idea è che ha preso drammaticamente corpo un pensiero che vede il profitto sopra ogni cosa. Qui non si tratta di un liberismo imprenditoriale arrapato, ma di uno sfrenato egoismo economico che non incontra più ostacoli di sorta. Pochi giorni fa qui il prezzo della benzina è raddoppiato!!

Tutto costa enormemente se si pensa a quale è il costo (da fame) del lavoro. Purtroppo il mondo va in questa direzione e, come si è visto negli USA, il trend sarà questo ancora per molti anni. Oggi in ospedale ho visto una bambina seduta composta e silenziosa con sua madre. Aspettava di fare una flebo in silenzio. Mi sono seduto a guardarla e ho visto nella sua compostezza una simbolica forma di rassegnazione che qui è evidente proprio nei bambini. Non c’è più nessuna etica se non un po’ di facciata. I muri, le barriere, il filo spinato oramai sono nella nostra testa e non siamo più capaci di leggere in questa complessità che è il mondo attuale; la semplice verità che dignità e morale possono tranquillamente essere messe da parte se in gioco c’è il denaro e il potere.

L’ho detto spesso che quello che succede in questa parte del mondo è il riflesso (aggravato) di quello che accade nel mondo di sopra. Non scrivo per non tediarvi nulla dell’oltraggio alla natura in nome del “progresso”. Non parlo del cibo spazzatura che genera malnutrizione e malattie metaboliche. Alla fine è l’uomo che perde. Lo so, il mondo andrà avanti lo stesso, ma quanta moltitudine si perderà “come lacrime nella pioggia..”.

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