RICERCA SCIENTIFICA

Prof Gallese

Da sin: Roberto Ravera, Maria Alessandra Umiltà, Vittorio Gallese, Martina Ardizzi

Attivare progetti di ricerca è stato una delle grandi risorse delle nostre attività. La collaborazione con il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma, con il Prof. Vittorio Gallese e la Prof. Maria Alessandra Umiltà, ci hanno permesso di costruire progetti di studio e di ricerca che hanno permesso di indagare sui meccanismi neurofisiologici correlati al trauma e alla sofferenza emotiva nell’infanzia. Alcuni studi sono in corso di pubblicazione e altri è possibile trovarli nei link segnalati in questa pagina.

AGGIORNAMENTO DEL 10/10/2016

Finalmente è pubblicata anche questa nuova ricerca! Ringrazio i colleghi Vittorio GalleseMaria Alessandra UmiltàValentina Evangelista e soprattutto Martina Ardizzi con cui abbiamo questi anni lavorato duro. Il nostro studio vuole contribuire a evidenziare le interferenze profonde che si creano nel cervello dei bambini vittime di abusi e maltrattamenti. Lo scopo di questi studi è quello, non solo di comprendere come il cervello dei bambini si strutturi come conseguenza di “avverse condizioni ambientali”, ma quali possano essere i percorsi terapeutici e riabilitativi. La sostenibilità delle nostre ricerche di questi anni in Sierra Leone, è intesa a dimostrare l’assoluta necessità di preservare l’infanzia nei paesi in via di sviluppo. Gran parte dei problemi di queste nazioni nascono proprio dalla mancanza di cura e dall’inesistenza di una rete di welfare governativa. Dal fatto che, alla fine, nessuno si cura dei migliaia di bambini di strada, di tutti quei minori che costituiscono il sottofondo di una società povera e che vagano senza legami e senza prospettive future. Bisogna tenere conto che “maltreatment leads to the suppression of the spontaneous facial mimicry normally concurring to empathic understanding of others’ emotions”. In altre parole, i bambini portatori di trauma sono esposti a disregolazioni emotive tali da distorcere il loro modo di trasmettere e recepire le emozioni proprie e altrui, determinando un fondo di amarezza e un continuo stato di allarme all’interno del loro sistema vagale. Quest’ultimo regola le risposte neurofisiologiche di base del sistema nervoso autonomo, quelle che permettono all’individuo di avere un senso di appartenenza con l’altro. Questi ragazzi spesso invece interpretano i segnali sociali provenienti dagli altri come una minaccia, determinando risposte ancora più disadattive e sregolate. Tutto ciò concorre sempre più ad un loro destino di non inclusione e verso disturbi psichiatrici. Per questo lavoriamo con questo tipo di infanzia, per questo andiamo a cercarli nelle strade, in carcere e dalla polizia, per poter cominciare con loro un percorso di accoglienza, di cura e di guarigione. Abbiamo aperto una nuova via e a adesso andiamo incontro alla sfida importante di trovare nuove vie di cura. 
Roberto Ravera (Presidente)
 

Less Empathic and More Reactive: The Different Impact of Childhood Maltreatment on Facial Mimicry and Vagal Regulation


 

Impact of civil war on emotion recognition: the denial of sadness in Sierra Leone

When Early Experiences Build a Wall to Others’ Emotions: An Electrophysiological and Autonomic Study

When Age Matters: Differences in Facial Mimicry and Autonomic Responses to Peers’ Emotions in Teenagers and Adults

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